Padrone e Schiava una storia d’amore 899.59.59.69

STORIA D’AMORE TRA SCHIAVA E PADRONE

Alla fine riuscii ad avvicinarlo e a parlargli. Erano mesi che ci incontravamo in piscina; ci
scambiavamo sguardi veloci ma non avevamo mai trovato il modo, nè il coraggio, per andare oltre.
Non ho mai dovuto ricorrere ad azioni del genere, sono una bella ragazza, questo lo sò, e sono
sempre stati i ragazzi a fare la prima mossa. Lui era diverso. Era al di fuori degli schemi, non capivo
per quale motivo non si risolvesse a parlarmi. Non aveva anelli alle dita, quindi scartai l’ipotesi che
fosse sposato o fidanzato; certo, la mancanza di anelli non significava nulla, lo sapevo.
Forse era gay. Forse era stato ferito e stava vivendo il suo periodo di pausa.
Togliendo tutte queste ipotesi ne restava una sola, la più dolorosa: poteva darsi che non le piacessi!
I suoi amici si erano rivelati molto più audaci, inventavano modi sempre nuovi per abbordarmi. Ma
non mi interessavano. Lui invece sembrava evitarmi e non interessarsi a me. Però con le altre
ragazze ci parlava, almeno per cortesia. E sembrava anche simpatico.
Questo suo atteggiamento mi faceva impazzire, non sapevo assolutamente come prenderlo.
Praticamente si comportava come facevo io con gli uomini. E questa cosa mi irritava perchè
neutralizzava i miei punti forti, le mie armi di seduzione. Spararmi le pose non serviva a nulla con
lui.
Un giorno ci incontrammo in un corrodoio di passaggio, solo noi due, io in una direzione e lui in
quella opposta. Non era mai capitata una situazione del genere. Dovevo approfittarne. Chiunque
altro avrebbe impiegato quei secondi per dirmi qualcosa, per invitarmi ad uscire. Quindi esclusi che
lo facesse. Fui io a parlare:
– Ciao…- accompagnai il saluto con un sorriso dolce, timido – il più dannoso di cui
disponevo.
– Ciao…- rispose gentilmente, per cortesia.
– Ho visto quel tuo video su internet- questa fu una mossa audace.
– Davvero? Allora facciamo finta di non esserci mai visti, che vergogna…-
– Invece è divertente!-. Non rispose, era già passato oltre.
Dovevo arrendermi all’idea che non gli interessavo.
Chi meglio di me poteva sapere quando una persona era presa? Quante volte mi ero comportata in
quel modo per far capire all’altra persona che non c’era nessuna possibilità di confronto?
Bè, avevo appena ricevuto un messaggio del genere, era chiaro.
Peccato!
Continuammo ad incontrarci in quel luogo, tra le altre persone. Restammo sempre distanti, freddi.
Lo incontrai casualmente una domenica mattina mentre, cuffie nelle orecchie, correvo nel parco.
Lo vidi da lontano ma non lo riconobbi subito.
Stava seduto sul prato a leggere un libro. Quando fui a pochi metri di distanza da lui, si voltò, forse
sentendo il rumore dei miei passi, e mi guardò. Socchiuse gli occhi come per tentare di capire chi
fossi; ero decisamente vestita in maniera diversa e tenevo i capelli raccolti a coda. Ed eravamo a
chilometri di distanza dal posto in cui eravamo abituati a vederci. Mi riconobbe e sorrise. Mi fermai
imbarazzata, la situazione esigeva che lo facessi, sarebbe risultato offensivo andare oltre.
– Ciao- disse chiudendo il libro, facendo in modo che non potessi vederne la copertina.
– Ciao, anche tu qui. Che ci fai da queste parti?- ero davvero sorpresa.
– Bè, io abito qui vicino, e mi rilassa venire al parco. E tu?-
– Anche io abito poco lontano. Non ti ho mai visto da queste parti. Che strana
coincidenza.
– Già-
– Senti, io ho praticamente terminato il mio allenamento di oggi. Ti andrebbe di fare
una passeggiata insieme, così mi riposo prima di tornare a casa?- in realtà avevo
iniziato a correre cinque minuti prima ma, un’occasione del genere non mi sarebbe
più capitata.
– Ehm, va bene, anche io ho letto abbastanza per oggi- non potevo sapere se avesse
mentito anche lui. Mi avrebbe fatto piacere sapere che lo avesse fatto.
Camminammo per il parco per un’oretta. Fu lui a rompere il ghiaccio.
– Volevo dirti che mi ha fatto piacere sapere che hai visto il mio video-
– Davvero?- non mi aspettavo una cosa del genere. Avrebbe potuto
dirmelo subito.
– Sì, dico davvero. E mi piace l’idea di sapere che, non essendoci mai
presentati ufficialmente, hai dovuto fare delle ricerche su di me per
scoprirlo-
– Oh, scusami, non volevo risultare invasiva-
– Non preoccuparti, ho detto che mi ha fatto piacere, solo che, quando
me lo hai detto, non mi aspettavo che mi parlassi e non ho saputo dire
nulla di sensato-
– Allora ci hai pensato anche tu? Facciamo finta che non sia mai
successo e ricominciamo: Ciao, ho visto il tuo video su internet e mi è
piaciuto molto……-
– Grazie mille, mi fa molto piacere. Che ne diresti di andare a prendere
un caffè insieme e parlarne con calma?-
– Direi che per me va benissimo….-
Ma era la stessa persona che incontravo tutte le settimane da mesi? Mi aspettavo fosse molto più
timido e impacciato. Le sue parole erano invece dirette ed audaci. Non riuscii a trattenermi dal
farglielo notare.
– E’ solo che sono un tipo solitario. Non mi piacciono molto
gli incontri con molta gente. Non ci sto male, riesco a
cavarmena, ma preferisco comunque vedere poche persone
alla volta senza bisogno di dover fare chissà cosa.
Era il sunto di quello che credevo anche io. Ma non ero mai riuscita a viverlo così pienamente,
tantomeno di vederlo in maniera così semplice e chiara.
– Non senti anche la necessità di confrontarti e fare delle
cose con le altre persone?- mi stava davvero incuriosendo.
– Forse una volta ero diverso. Adesso preferisco non
avvicinarmi troppo, la gioia di condividere bei momenti
insieme agli altri è stata eclissata dalla paura di poterli
ferire. E da solo ho scoperto di stare bene.
Nessuno mi aveva mai detto qualcosa di così profondo e personale. E lui continuò a camminare
come se mi avesse detto la formazione della nazionale. Ai miei occhi risultava contemporaneamente
più debole delle altre persone e, non saprei dire come, anche più forte.
Io non fui capace di parlargli con la stessa apertura. Non quella volta. Ma, da quel poco che mi
aveva detto, capivo che potevamo essere perfettamente complementari. Avevo solo bisogno di un
po’ di tempo.
Ci vedemmo ancora. In mezzo agli altri continuammo a comportarci come in passato, da perfetti
sconosciuti. Poi, a piccole dosi, prendemmo ad uscire insieme; andavamo al cinema insieme, a
vedere delle mostre, a fare delle camminate nel parco.
Un giorno mi invitò a salire da lui. Accetai. Impiegò poco tempo a baciarmi. Gli confidai i miei
pensieri e i miei sospetti dei mesi precedenti.
– Addirittura hai pensato che fossi gay?- disse sorridendo, – Mi spiace non
averti fatto capire che mi sei piaciuta da subito. Sei davvero una ragazza
bella, e hai tutte le caratteristiche che ho sempre cercato in una donna-.
– Perchè, allora, ti comportavi come se fosse il contrario?- non riuscivo a
capacitarmene.
– Te l’ho già detto: ho paura di ferire le persone. E il pensiero di ferire te mi
terrorizzava-.
Quello, credevo, era il momento per giocare il mio asso nella manica.
– Sai che ci sono diversi modi per fare del male alle
persone? Alcuni possono anche essere sani….-, aspettai la
sua reazione.
– Cosa intendi dire?-
– Guardami- alzai la manica della maglietta e gli mostrai i
segni che avevo sul braccio-.
Mi fece molte domande: come me li ero procurati, che significato avevano per me. Gli raccontai di
me, del mio passato. Delle visioni che avevo del mondo. Del bisogno di farmi del male. Non avevo
mai raccontato a nessun altro quell’aspetto di me. Temevo che potesse mandarmi via da un
momento all’altro, potevo benissimo dargli l’idea di essere una pazza.
Cominciò con lui. Facemmo l’amore. Non come lo avevo fatto fino a quel momento. Mi spinsi al
limite dei miei desideri. Giocammo assecondando le nostre voglie.
– Puniscimi, brutto stronzo!- finalmente potevo dire quello
che, durante il sesso, avevo sempre avuto voglia di
gridare.
– Stai zitta, troia, ti ho detto che comando io. Oggi userò
qualcosa che ti farà molto male!- finalmente anche lui
aveva trovato il modo per convogliare e far emergere
l’energia che aveva dentro.
Sarebbe inutile e fonte di fraintendimenti tentare di spiegare la nostra relazione ad altre persone, e
ce ne guardiamo bene.
Questo è il nostro segreto. Nella vita di tutti i giorni continuiamo a comportarci come sempre. Solo
quando siamo soli, io e lui, possiamo interpretare i ruoli che la vita ci ha assegnato: lui il mio
padrone ed io la sua schiava!

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Non ricordava di aver mai vissuto una settimana intensa come quella appena trascorsa; al lavoro
aveva dovuto fare gli straordinari per poter smaltire la pila di fatture da chiudere entro fine mese e il
poco tempo libero lo aveva impiegato per dedicarsi alle pratiche burocratiche che la riguardavano e
che aveva sempre odiato fare.
Si sentiva vuota, esausta.
In altri tempi si sarebbe chiusa in casa, in quel weekend, a guardare film in tv mangiando vaschette
di gelato. Non risolvendo comunque niente anzi, accrescendo il suo senso di disagio nei confronti di
se stessa e della vita in generale.
E in fin dei conti la sua vita era tutta lì, un lavoro come segretaria, pochi amici, pochi interessi.
Ma non si perdeva più in quei pensieri tristi.
Seduta sul divano tirò un poco la catena – Vieni qui-.
Aveva scoperto qualcosa che riusciva a farla sentire diversa, appagata. Nel mondo era solo
un’ombra che si trascinava dalla casa all’ufficio, nei negozi a fare la spesa, tra amici che
conversavano di cose di cui lei non era affatto interessata.
Ritrasse il piede per una sensazione di umido tra le dita.

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– Brutto figlio di puttana, sono io che devo ordinarti quando cominciare!!!-
Odiava essere disobbedita.
– Mi scusi, padrona; ho compiuto un atto sconsiderato…-
– Stai zitta, scimmia! Da oggi non sarai più il mio cagnolino, sarai la mia scimmietta
addomesticata!
– Ai suoi ordini-
Aveva scoperto di poter manifestare il suo carisma in questo modo. Nella vita reale era sempre stata
una ragazza scialba; fidanzamenti monotoni, pratiche neutre, rapporti sessuali doverosi.
Mai avrebbe immaginato di poter vivere altro.
– Adesso bacia le mie scarpe!-
Ai suoi piedi era inginocchiato un uomo, ovviamente non si conoscevano. Aveva un bel fisico, il
suo corpo nudo era prestante, muscoloso. Non era mai stata con uomini così. Ed era lì per lei, per
assecondare e obbedire ai suoi ordini. Solo così riusciva a lasciarsi andare. In una relazione di
coppia, o con persone che conosceva, provava forte il senso del pudore. Nemmeno aveva mai preso
in considerazione l’ipotesi di pensare anche al suo godimento; probabilmente era un retaggio della
sua famiglia, della sua educazione. E invece, con quegli sconosciuti poteva permettersi di andare
oltre, senza il timore di essere giudicata, tacciata di chissà cosa.
– Non ti ho detto di leccare, ti ho solo ordinato di baciare le scarpe! Sei una
scimmietta dispettosa!, fece cadere il frustino sulla sua schiena, – Adesso lecca la
suola delle mie scarpe!
Chiuse gli occhi, seduta sul divano, lasciando andare la mente. Trovava eccitante poter dominare un
uomo; per millenni la donna aveva dovuto ricoprire il ruolo della serva, senza potersi ribellare.
La eccitava pensare che ad un suo comando, un uomo era pronto ad obbedirle.
Le piacque anche la sensazione del gilet e della minigonna di pelle che aveva addosso.
– Toglimi le scarpe, scimmia!
Senza controbbattere, lo schiavo eseguì il comando; slacciò i cinturini neri e tolse entrambe le
scarpe.
– Adesso leccale per bene. Devi succhiare i tacchi!
Nel vederlo avvertì un brivido nel basso ventre; si stava bagnando. Colse quella sensazione e
slacciò il gilet, non riuscendo a controllare l’impeto di toccarsi i seni.
– Non osare guardarmi negli occhi! Adesso leccami i piedi, sbrigati!
– Ai suoi ordini, padrona.
Ad occhi chiusi, con la testa appoggiata sullo schienale, abbassò la zip della gonna lungo il fianco.
Si fece leccare e baciare i piedi, dito per dito, le caviglie, i polpacci. Cercò di infilare il più possibile
i piedi nella sua bocca.
Poi, quando non ne potè più, si alzò, ordinando a lui di sdraiarsi.. Si sfilò la gonna e tolse il gilet
rimanendo nuda. Si avvicinò al suo fianco e salì sul suo torace. Vedeva la sofferenza di lui e i segni
dei piedi sulla sua pelle. Si fece leccare i piedi poi cominciò a massaggiare il suo pene.
Era una brava scimmietta.
Scese dal suo corpo e si avvicinò al divano, mettendo i piedi ai lati del suo viso. Si accovacciò per
farsi leccare. Non aveva mai goduto del sesso orale. Adesso sentiva la sua lingua leccare le sue
labbra, poi tentare di andare in profondità. Era un piacere liquido. Lo incitava con qualche frustata
sulla pancia.
Era un piacere troppo grande. Si alzò mettendosi carponi sul divano.
– Leccami bene, vieni qui.
Con la mano lo teneva stretto per i capelli, avvicinandolo al suo corpo, per fare in modo che la
lingua scivolasse facilmente dentro di sé.
Chissà come sarebbe stata la sua vita se avesse scoperto questo piacere tempo prima, e se fosse
riuscita a farlo con un fidanzato.
Questo schiavo era particolarmente bravo, con la lingua ci sapeva fare. Lasciò la presa nei capelli, e
si discottò leggermente, facendo in modo che lui rimanesse fermo e fosse lei a muoversi per farsi
raggiungere dove e come voleva. Gli offrì il clitoride, poi le labbra. Poi si mosse per farsela leccare
tutta, dall’alto in basso. Si voltò a guardarlo, eseguiva gli ordini come un cagnolino, col suo bel
collare nero con borchie argentate. Teneva gli occhi chiusi, come piaceva a lei. Provò una strana
voglia, mai l’aveva avvertita prima di allora. Si scostò leggermente, lasciando lui ansimante, con la
lingua di fuori, in attesa di nuovi ordini. Abbassò il bacino e avvicinò il suo ano alla sua lingua. Lo
leccò con la punta della lingua. Poi leccò tutto intorno. Era una sensazione nuova. Ma non volle
interromperla. Lo leccò con tutta la lingua. Lei riprese la sua testa invitandolo a continuare. Lasciò i
capelli spostando la mano sulla natica, aprendola, sentendo l’ano dilatarsi. Lo leccò ancora con la
punta, poi si fece spazio ed entrò dentro, uscendo ed entrando rapidamente. Con l’altra mano si
massaggiò il clitoride, provando un piacere che mai aveva sperimentato.
– Continua, scimmietta! Non fermarti!
Venne in questo modo. Con la lingua di lui in quel buco che fino ad allora aveva conservato
vergine. Aveva sempre usato schiavi diversi per i suoi giochi; si spostò nuovamente per farsi leccare
la vagina appena esplosa di piacere. Quello schiavo le aveva appena permesso di sentirsi libera, da
quel momento in poi avrebbe voluto soltanto lui.

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Iris da anni lavora come segretaria nello studio dell’ avvocato Boschi. L’ avvocato è figlio di avvocato e il suo studio lo ha aperto “papino” che lo ha aiutato anche a conseguire “facilmente” la laurea sfruttando le sue conoscenze e elargendo contingenti somme di danaro a questo o quel professore. Iris si trova quindi a gestire le pratiche dei clienti quasi totalmente vista l’incapacità dell’ avvocato Boschi che deve ringraziare non solo il papà per la posizione lavorativa che ricopre, ma anche la sua segretaria, perchè anche lei aveva iniziato gli studi per questa professione ma non riuscendo a pagarsi la retta universitaria ha poi mollato. Resta il fatto che è più preparata dell’ avvocato Boschi e grazie alle sue conoscenze riesce a tirarlo sempre fuori dai guai.

Dominatrice in ufficio

Questo fino ad oggi. Iris è esasperata, sobbarcata di lavoro e sottopagata rispetto ai compiti che gli vengono assegnati e per di più, l’ atteggiamento di questo figlio di papà, sborone, autoritario, sapientone e narciso proprio non lo tollera più. Iris che conosce bene gli uomini sa che quella dell’ avvocato è solo una maschera. Non solo Iris conosce bene gli uomini, ma è anche una Mistress, quindi dal primo giorno di lavoro ha riconosciuto nell’ avvocato un vero e proprio uomo a cui piaceva essere umiliato e sottomesso. Proprio per nascondere la sua natura di schiavo girava tronfio e apparentemente sicuro di se e non perdeva occasione per umiliare Iris.

Ma oggi Iris è stufa. Nel discutere su una pratica importante e delicata più di una volta l’ avvocato non sapeva proprio di cosa si stesse parlando e come al solito delegava a Iris tutto il lavoro. Lei invece stavolta si è impuntata e chiedeva chiarimenti, sapendo che l’ avvocato non sapeva che pesci pigliare e quindi, urlando le disse di andare a fare il suo lavoro e lasciarlo in pace perchè aveva delle cose più importanti e urgenti da sbrigare.

Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso colmo di Iris.

mistress in ufficio

Alzandosi in piedi e afferrandolo per i capelli, Iris si scagliò sull’ avvocato che quasi non si rese conto di nulla, con forza prima lo ha strattonato in dietro strappandogli qualche ciocca e poi spingendo forte in avanti gli ha fatto sbattere il viso sulla tastiera. Incredulo l’ avvocato rimase inerme e paralizzato mentre Iris lo ricopriva di insulti “Pezzo di merda, insetto schifoso, non sai un cazzo, ringrazia quella merda di tuo padre che ti ha generato, e tu saresti un avvocato? non sai nemmeno difendere te stesso chi vorresti difendere? Merda secca, cazzo moscio! Guardati sei un povere scemo, dammeli adesso gli ordini checca schifosa. Vediamo adesso chi ha le palle tra noi due, inetto” e giù a insultarlo. Provò una timida reazione l’ avvocato che con una tirata energica di capelli Iris bloccò subito. Sempre più incredulo se quello che stava vivendo fosse reale o no, l’ avvocato scoprì anche che oltre a sentirsi aggredito e umiliato, era anche molto eccitato.

Mistress in ufficio

-“Fermati basta , ti prego, Iris calmati ti chiedo scusa”.

Al sentir mugolare queste parole Iris si incazzò ancora di più. L’ avvocato riuscì a divincolarsi e a bloccare la mano con cui gli erano stati afferrati i capelli, ma non si curò dell’ altro braccio di Iris, da cui partì una manata che lo colpì in pieno volto.

-“Brutto frocetto che non sei altro, cosa fai adesso piangi? Mi chiedi scusa? Bastardo, insetto che non sei altro, devi prostrarti ai miei piedi e implorarmi hai capito? Io sono la tua Padrona adesso hai capito? Tu adesso non sei l’ avvocato Boschi ma sei il mio schiavo personale, farai tutto quello che io ti dirò e mi ringrazierai per l’ onore che ti sto dando di servirmi. Hai capito?”

-“Ma cosa dici Iris? Lasciami dai, farò come se non fosse successo niente!”

Un altra manata in pieno volto. L’ avvocato iniziò a piangere copiosamente, con le guance che pulsavano, le sentiva calde e il dolore era tanto. Nelle mutande il suo cazzo era gonfio e umidiccio, non si spiegava il perchè questa situazione lo eccitasse cosi tanto, si sentiva in imbarazzo e aveva veramente paura di Iris. Nell’ ufficio non c’ era nessuno oltre a loro e non avevano nemmeno appuntamenti quindi nessuno prima di sera li avrebbe potuti interrompere. Realizzato questo pensiero, ebbe ancora più paura.

-“Non hai ancora capito allora caro il mio avvocato. Non farai proprio niente. Da adesso tu devi solo obbedirmi e dovrai anche impegnarti perchè se non fai ciò che dico o non lo fai come mi aspetto avrai una punizione. Sei il mio schiavo e io la tua padrona. Hai capito o no?”

-“Si, si, ho capito. Ho capito sei la mia padrona ma non picchiarmi più”

-“Si padrona devi dire!”

E un altro ceffone lo colpì sul viso.

-“Si padrona. Grazie padrona”

-“Bene , ti ci vuole un pò ma poi impari”

mistress in ufficio

-“Ora inginocchiati schifoso verme che non sei altro. Adora la tua padrona. Sottomettiti a me, la tua Dea”

L’ avvocato stordito e umiliato ebbe un moto di orgoglio, senza quasi volerlo fece ancora resistenza. Conosceva Iris da tanti anni, anzi, pensava di conoscerla. Iris era sempre paziente, sottomessa, ogni tanto tentava di discutere con lui ma alzando un pò la voce la riazzittava sempre e si approfittava di lei. Aveva sempre subito il suo fascino e la obbligava sempre a vestire in maniera per lui eccitante, era forse l’unica cosa su cui lei non obiettava mai, aveva piacere Iris a vestire in maniera impeccabile per l’ ufficio. Forse si era anche accorta del debole che l’ avvocato provava per le sue scarpe e per i piedi. Con forza lo costrinse ad inginocchiarsi mentre aveva iniziato a percuoterlo con la cartellina che conteneva la pratica su cui stavano discutendo. Si trovava a pochi cm dalle sue scarpe, dai suoi piedi. L’ eccitazione aumentò.

Mistress in ufficio

Il gioco non era un gioco. Era una vera e propria violenza quella che Iris gli stava infliggendo. Pretendeva una sottomissione totale al punto che lo fece sdraiare in terra e gli salì sopra con le scarpe, lo calpestò, gli camminò sulla schiena sempre ricoprendolo di insulti. Capì che non conveniva ribellarsi, Iris non scherzava affatto.

 

-“Vedi che sei solo uno schiavo? Dov’è andata a finire la tua autorità? L’ho capito fin dal primo giorno che eri uno schiavetto di merda. Ho visto come mi guardavi sempre i piedi sai? Non aspettavi altro vero? Non hai mai avuto una padrona, bene , adesso ne hai una e vedi di ascoltarmi bene perchè non ti spiegherò due volte le mie regole.”

Così Iris iniziò a elencare tutte le cose che da oggi il suo umile schiavo avrebbe dovuto fare per lei. I ufficio gli avrebbe permesso davanti ai clienti e a suo padre di mantenere quella finta autorità, di fingere ancora di essere un grande professionista. Quando sarebbero rimasti da soli però, lei sarebbe stata la sua padrona e lui l’ avrebbe servita. Non sarebbe potuto stare in piedi al livello della sua padrona, ma avrebbe dovuto mettersi a 4 zampe. Le avrebbe leccato le scarpe e i piedi finchè lei non gli diceva basta. Avrebbe bevuto e mangiato da alcune ciotole che lei avrebbe portatato apposta per lui e gli avrebbe portato le pratiche di lavoro tenendolo in bocca, come un vero e fedele cane.

Mentre ascoltava l’ elenco delle cose si e delle cose no l’avvocato capì che era tutto vero. Per anni si era nascosto in quei suoi modi, in quegli atteggiamenti per non far capire agli altri, ma sopratutto, perchè non riusciva ad accettarlo lui per primo, che era uno schiavo, che amava essere umiliato e picchiato da una donna autoritaria, severa, insomma, una dominatrice come Iris.

La ringraziò e la implorò di non lasciarlo più, che sarebbe stato il suo schiavo perfetto. Avrebbe leccato le sue scarpe i suoi piedi, avrebbe fatto tutto quello che lei gli avrebbe da ora in poi ordinato.

Mistress in ufficio

-“Bravo schiavo. Finalmente hai capito. Come primo premio ti permetterò di leccarmi le suole e il tacco delle mie scarpe. Stamattina ho parcheggiato lontano, ho fatto parecchia strada a piedi e sono passata dove erano dei lavori in corso. Ho camminato per un tratto sul terriccio, le scarpe si sono impolverate, puliscile con la lingua bene a fondo. Fammi sentire bene la lingua, muoviti schiavo!”

-“Si padrona. Grazie mia padrona”

Passare la lingua su quelle scarpe gli dava un immenso piacere. Leccò con cura tutta la scarpa, le suole, il tacco. Fece tutto lentamente e con accuratezza. Iris lo guardò soddisfatta. Finalmente i ruoli si erano sistemati. L’avvocato cazzone era stato messo al suo posto, li, sotto ai suoi piedi. Anche lei si era eccitata. L’avvocato era un cazzone ma rimaneva un uomo interessante, bello nell’ aspetto, non gli era andata male ad averlo come schiavo. Chissà come stava messo li sotto poi..

Mistress in ufficio

Lo schiavo svolgeva bene il suo nuovo lavoro. Iris era pienamente soddisfatta. Non appena ebbe terminato di leccare le scarpe lo fece sdraiare con la schiena a terra. Si abbassò le mutandine e si sedette letteralmente sul suo viso e gli permise di leccargli la figa tutta bagnata per l’ eccitazione.

Ora i ruoli erano chiari.

Iris aveva quello che voleva. L’avvocato anche.

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Domina Jemma

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EVENTI DOMINA JEMMA

 

Prosegue il Tour di DOMINA JEMMA  prossime date:

 

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MILANO: Lunedi 21 e Martedi 22 Luglio
TORINO: Mercoledi 23 e Giovedi 24 Luglio
FIRENZE: Venerdi 25 e Sabato 26 Luglio
ROMA: Domenica 27 e Lunedi 28 Luglio
NAPOLI: Giovedi 31 Luglio e Venerdi 1 Agosto

Sto ancora aspettando per sentire la conferma per alloggi a , Bari, Catania e forse anche Palermo nella settimane seguente, per le mie ferie d’ Agosto spero anche di andare a Sardegna e in quel caso dedichero’ anche un paio di giorni per sessioni li pure, da quale parte precisamente non so ancora.
Dopo ferragosto cerchero’ di venire a Bologna e alcune citta’ sulla costa est dipendente sulla richiesta.

Per ogni citta’ affitto sempre apartamenti privati e molto riservati in una zona centrale, la zona precisa sara’ comunicata piu’ avanti. Gli orari saranno sempre gli stessi: primo giorno in citta': dall’ una fino ale 20, (Check in degli apartamenti e’ sempre a mezzo giorno) secondo giorno in citta dalle 11 fino alle 20.Avra’ a dispozione una bella valigia piena di giocattoli, ma se avete delle richieste per abbligamento o strumenti particolari bisogna comunicarlo in anticipo in modo che la Mistress puo’ arrivare ben preparata.

A milano avro’ anche la possibilita’ di fare sessioni in coppia.

Per prenotare mandatemi un messaggio al indirizzo email: dominajemma@hotmail.com

Visto l’alta richiesta e’ neccessario prenotare in anticipo, cioe’ il prima possibile, non posso garantire disponibilita’ all’ ultimo momento quindi non conviene far scappare l’occasione, contattatemi appena possibile!

Inoltre vi ricordo che il numero disponibile sul mio sito non funziona piu’ visto la mia lunga essenza all’ estero, e siccome sto con famiglia quando non faccio i tour mi e’ scomodo rispondere a questo tipo di chiamata, percio’ il nuovo numero sara’ fornito a chi ha confermato una prenotazione per poter rintracciarmi durante le date dei miei tour.

E questo e’ quanto! Non vedo l’ora di conoscere i schiavi di tutta l’Italia!

Domina Jemma Mistress Inglese Roma, espertissima maestra dell’ arte BDSM con studio professionale.

DOMINA JEMMA SITO WEB WWW.DOMINAJEMMA.COM

L’adorazione per i piedi

L’adorazione dei piedi

Claudio si svegliò felice quella mattina perché i suoi genitori erano partiti e finalmente aveva qualche giorno per dedicarsi a tutte quelle attività che altrimenti non poteva fare con i suoi a pressarlo come due terzini d’altri tempi.
Nulla di eccezionale, ci mancherebbe, solo dormire fino a tardissimo, tenere camera sua un casino e uscire per fare un po’ di spesa, cucinarsi qualcosa stravaccato davanti alla tv satellitare. Non esattamente quella che si definisce una vita impegnativa.
Si alzò per le due e mezza, non aveva voglia di continuare a stare a letto, oltretutto continuava a fare sogni strani ed eccitantissimi che lo vedevano inginocchiato a leccare zoccoli e piedi di oniriche padrone. Decise di alzarsi.
Scese al supermercato sotto casa sua, era semideserto. Ci andava alle volte perché lo eccitava da pazzi una delle commesse, i suoi piedi e soprattutto i suoi zoccoli ed il rumore che producevano lo mandavano in estasi. Da bambino a volte si era toccato tra gli scaffali, spiando di nascosto le commesse.
Quel giorno girando per il supermercato vide Lucia, una commessa biondina con gli occhi verdi, leggermente sovrappeso, era su una scala e stava sistemando alcuni oggetti sugli scaffali. La vide ed immediatamente il suo sguardo si posò sui suoi piedi infilati dentro zoccoletti di legno aperti dietro e con un poco di tacco largo e basso.
Li fissò intensamente ancora un po’ intontito dai sogni fatti in precedenza, gli sembrava di vivere dentro uno dei suoi sogni: il supermercato deserto, una commessa carina ed i suoi piedi…
Si avvicinò fingendo indifferenza (ma come fingeva male!) e si mise a scartabellare vicino a lei, il più vicino possibile. Le fissava i piedi completamente dimentico di ogni prudenza, era come ipnotizzato.
“Ciao Claudio”…fu interrotto bruscamente.
“Oh, ciao…” disse un po’ imbarazzato; che stupido, non l’aveva nemmeno salutata eppure erano anni che girava da quelle parti.
“Che fai qui, i tuoi sono partiti?”, disse con aria furbetta.
“Eh già, finalmente solo”, si era leggermente ripreso ma il suo sguardo continuava a cadere sui suoi piedi…credeva di poterne sentire l’odore…quanto gli sarebbe piaciuto inginocchiarsi e baciarglieli, leccandoli con passione devozione! Si allontanò di poco continuando a guardare tra i ripiani e mollemente gettare oggetti nel carrello.
Lucia si era accorta benissimo dell’attrazione di Claudio e non da quella volta, aveva già fatto caso al fatto che Claudio guardasse quasi sempre i piedi delle ragazze; oltretutto era sempre stata una sua fantasia quella di avere un uomo ai suoi piedi, trattarlo come un vero e proprio schiavo. Voleva però essere certa di non sbagliarsi e decise di provare a stuzzicare il giovane Claudio, poteva anche essere divertente dopotutto.
Prese la scala e la posò a circa un paio di metri da dove Claudio era rimasto sbirciando con la coda dell’occhio l’oggetto del suo desiderio.
Salì sopra di essa e cominciò lentamente a tirare fuori il piede dallo zoccolo, la reazione di Claudio fu quasi comica, sul viso gli si dipinse un’espressione sbalordita e non riuscì ad evitare di guardare fissamente i piedi di Lucia. Lei era divertita dalla cosa e decise di continuare a stuzzicarlo, Claudio da parte sua aveva intuito che Lucia lo stava provocando di proposito e non si capacitava pienamente di ciò che gli stava capitando.
“Devono piacerti proprio tanto i miei piedi eh Claudio, non smetti un attimo di guardarli!”, lo distolse dai suoi pensieri Lucia. Non se l’aspettava proprio, il povero Claudio, e si limitò a distogliere lo sguardo imbarazzato.
“Che c’è, ti ho sorpreso con le mani nel sacco? Ah ah ah!” rideva divertita, non si era davvero sbagliata, Claudio era un potenziale schiavetto! “Avvicinati Claudio, vieni qui sotto”, era rimasta sopra la scala e Claudio si avvicinò a lei. Arrivato così vicino si rese conto di essere eccitato dalla situazione e non riusciva a guardare altro che i piedi di Lucia. Lei lo fissava dall’alto, ora era seria e non riusciva più a trattenere il suo lato dominante. “Baciami i piedi Claudio, chinati”.
Non riusciva a credere alle sue orecchie, gli piaceva il modo in cui era suonata quella frase, era stata detta con tale autorità!
Si chinò leggermente e posò le labbra sulle dita dei piedi di Lucia che uscivano fuori dallo zoccoletto smaltate di rosso.
Lucia lo fissò per un attimo, nella sua testa si vedeva già comodamente distesa su di un divano farsi leccare per bene i piedi da Claudio, che avrebbe ammanettato affinchè non si masturbasse e così leccasse con più ardore.
Gli disse: “Claudio, io tra poco più di tre ore stacco, aspettami a casa tua, sarò stanca e voglio stare comoda, capisci cosa intendo?”
“…ehm…credo di si Lucia…” era tutto chinato in avanti, cercò di rimettersi un minimo composto e si guardò intorno per vedere se qualcuno avesse assistito alle scena.
Il supermercato era quasi deserto, nessuno passava di li’ in quel momento. “Ti aspetto dopo…allora…ciao”.
“Ciao”, disse Lucia, scese dalla scala in un lampo e lasciò li’ Claudio che ancora non si rendeva bene conto di quello che era successo.
Lei si allontanò, il rumore dei suoi zoccoletti schioccava sul pavimento di plastica morbida. Claudio guardò quelle piante morbide che si alzavano e si abbassavano allontanandosi.
Comprò un po’ di patatine fritte, coca-cola, birra e gelato; le sue intenzioni per i giorni successive erano abbastanza chiare.
Tornò a casa e si rimise a pensare all’accaduto, non era stato molto accorto ma forse, inconsciamente, lo aveva fatto apposta, voleva che Lucia si accorgesse della sua attrazione, voleva farle capire che avrebbe fatto di tutto per essere suo schiavo. Ci era riuscito, incredibilmente ci era riuscito; non sapeva neanche lui come era successo ma tra poco Lucia sarebbe venuta a casa sua e lui avrebbe potuto baciare con devozione i suoi piedi.
Era eccitato e se ne rendeva conto ma resistette alla tentazione di masturbarsi e si mise davanti alla televisione.
Doveva essersi appisolato perché il campanello gli fece fare avere un sussulto. “Si?” “Sono Lucia” “Ti apro, ultimo piano”.
Oddio. Un serpente nella pancia ed un’asta di legno nei pantaloni. Eccola.
“Ciao Claudio” disse maliziosa.
“Ciao Lucia, ti prego accomodati”, cercava di essere disinvolto.
“Certo avrai di che pregarmi tra poco…” sorrise beffarda ed entrò in casa di Claudio.
“Così qui è dove abiti, carino, sobrio, ma ora sono proprio stanca, sono stata in piedi tutto il giorno ed ora ho solo voglia di sedermi un po’”.
Claudio le fece strada verso il salotto. Lucia diede un’occhiata in giro e si lasciò cadere sul morbido e grande divano di fronte alla tivù.
“Portami qualcosa da bere” disse in tono secco.
Claudio tornò con un bicchiere di coca-cola, ghiaccio e limone.
Quando fu in salotto lo diede a Lucia che ne bevve un sorso, guardò Claudio per un secondo e gli fece cenno di inginocchiarsi sussurrandogli “Giù da bravo”.
Si distese completamente sul divano trovando la posizione più comoda, indicò verso i suoi piedi con un’occhiata a Claudio e lui si spostò velocemente verso il fondo del divano ed iniziò a depositare piccoli baci sui suoi piedi, inossava gli stessi zoccoletti di prima, Claudio baciava con passione, lentamente, annusava e socchiudeva gli occhi.
Dopo pochi minuti nei quali Lucia lo aveva osservato fare quelle manovre di approccio lo fece avvicinare.
Lo toccò in mezzo alle gambe, era durissimo, glielo fece tirare fuori, Claudio era eccitatissimo, si mise letteralmente a mugolare quando Lucia iniziò ad accarezzargli il cazzo, poi si avvicinò e diede due rapidi colpetti di lingua alla cappella turgidissima di Claudio, poi si alzò e frugò dentro la borsetta.
Claudio non le fece troppo caso, si stava accarezzando il membro ed era un po’ distratto.
Uno schiocco metallico attorno ai suoi polsi lo fece tornare alla realtà.
“Ora che sei così eccitato…che peccato che non ti puoi toccare più, avanti in ginocchio, levami gli zoccoli ed inizia a l-e-c-c-a-r-e i miei piedi, voglio sentire leccate lunghe e lente, succhiami le dita. Bada di farlo bene perché in borsetta ho un altro oggetto…” tirò fuori un frustino da equitazione “ e sono sicura che non vorrai sentirlo sulla tua schiena”
Claudio si fiondò in ginocchio, con la bocca sfilò gli zoccoli della sua padrona ed iniziò a leccare con la massima devozione ed attenzione possibili i suoi piedi.
Leccate lente, si gustava appieno il momento anche se il cazzo gli pulsava e i polsi gli dolevano un poco, leccate lente e continue, piccoli bacetti sulle dita, il tallone tutto in bocca…Lucia lo osservava seria.
“Ci starai parecchio tempo caro mio, ho voglia di rilassarmi, appena il vigore delle tue leccate passerà assaggerai la mia frusta”.
Claudio leccava con passione ed andò avanti per più di tre quarti d’ora…alla fine era stanco, il suo pisello non era più rigidissimo dopo tutte quelle erezioni e le palle gli facevano un po’ male.
Lucia si alzò, calmissima, sfilò la maglia di cotone che Claudio indossava, prese la sua frusta e lo iniziò a colpire ripetutamente.
Lui si lasciò cadere a terra, cercando di accoccolarsi per non sentite troppo i colpi…non se l’aspettava, finire ammanettato e frustato perché non stava leccando bene i piedi di Lucia!
“Ti basta verme?” gli teneva un piede sulla faccia mentre gli diceva queste cose “Ora rimettiti a leccare e vedi di farlo bene perché altrimenti ti levo la pelle a frustate, hai capito schiavo?”.
Claudio balbettò un “Si padrona” e si rimise al lavoro.
Lucia si era sdraiata di nuovo e lasciava che il suo schiavo si umiliasse leccandole i piedi.
Era molto soddisfatta, si stava rilassando, le piaceva sentire la lingua di Claudio sulle sue piante e tra le sue dita, le dava un senso di potere vedere quel vermetto ammanettato intento a leccarle i piedi.
Lo fece andare avanti per un’altra mezzora.
Poi Lucia si alzò e levò le manette a Claudio.
“Grazie Lucia, grazie, mi stavano facendo davvero male” era ridicolo con quel cazzo durissimo che gli spuntava dai pantaloni.
“Ora se vuoi puoi masturbarti, ma alle mie condizioni, inginocchiati , prendi i miei zoccoli e baciali, leccali fanne ciò’ che vuoi mentre ti fai la tua sega”
Claudio eseguì prontamente, con le mani libere si sentiva un altro e prese a leccare e baciare annusando gli zoccoli di Lucia, lei intanto le schiacciava a terra con i suoi piedi dicendogli a bassa voce cose come “su lecca, avanti toccati schiavo, lecca gli zoccoli della tua padrona”.
Venne dopo pochissimo.
Lucia si alzò, prese i suoi zoccoli, li infilò, prese le sue manette e la sua frusta e mise tutto in borsa. Guardò Claudio e gli disse “Io me ne vado, sei stato un bravo schiavo, se vuoi ancora leccarmi i piedi fai un passo al supermercato e pregami di tornare, forse lo farò”.
“Si Lucia grazie!” e si gettò ai suoi piedi baciandoli ancora.
Lei gli sorrise dolcemente e si incamminò verso la porta.

La femminilizzazione

femminilizzazione

La femminilizzazione

Lory è la mia più grande amica, ma trovarla vicino alla mia moto appena uscita dal lavoro, voleva solo dire ‘guai in vista’.
“Serena amica mia, quanto tempo che non si ci vede !” mi disse mentre ci scambiammo un bacio sulla guancia.
“Saranno almeno due giorni quindi vieni subito al dunque.” le risposi facendole capire che le sue moine erano completamente inutili.
“Sei la solita scorbutica, uffa ! Non ti si può salutare che subito pensi male.”
“Taglia corto, come se non fossero trent’anni che ti conosco.”
“E va bene, ho un problemino, ma nulla che tu non possa risolvere.”
“Ecco che ci siamo, allora offrimi un aperitivo che ne parliamo.”
Così ci ritrovammo sedute davanti a due cocktails e un paio di coppette di stuzzichini.
“Vedi Serena, c’è un mio studente che ha ‘qualche’ problemino col sesso, e questo l’impedisce di rendere al meglio.” iniziò a raccontarmi “Questo ragazzo è decisamente omosessuale, solo non ha coraggio di manifestarlo e d’avere alcun tipo di rapporto.”
“E io che c’entro ? Non posso certo guarirlo da quella che non è una malattia !”
“Hai ragione, ma tu sei pratica di femminilizzazione come ben poche altre persone che conosco.”
“Grazie del complimento, ma continuo a non capire cosa vuoi da me.” le dissi sempre più incuriosita dal suo discorso.
“Ecco se tu lo potessi fare una sessione di femmilizzazione, almeno una volta sono certa che si sbloccherebbe.”
Rimasi a guardarla in silenzio sorseggiando lentamente il mio Margarita, in fondo il suo ragionamento non faceva una piega, solo volevo trarre un mio ‘guadagno’ da quella situazione, adore fare la femminilizzazione su uomini di qualsiasi età!
“Inutile che ti dica che voglio il completo controllo della situazione. Voglio che venga da me già depilato e con dei vestiti da donna, anzi ti farò una lista di quello che deve portare.” le dissi assumendo il tono più serio possibile “Dovrà obbedirmi in tutto e per tutto altrimenti non se ne fa niente.”
“Lo sapevo che avresti detto di si. La pratica della femminilizzazione, un culetto vergine per una come te è un richiamo irresistibile.” mi rispose ridendo.
“Diciamo che sverginare un uomo non capita tutti i giorni, ma non dimenticare che lo faccio per amicizia.”
Su quella frase esplodemmo entrambe a ridere e finimmo i nostri aperitivi con discussioni meno serie.
Il giorno dopo inviai una mail a Lory con tutto ciò che volevo portasse il ragazzo, lei mi rispose garantendomi che aveva sentito Michele, questo era il suo nome, e che lui aveva accettato con molta gioia la mia proposta. Fissammo quindi l’incontro col giovane per sabato pomeriggio e le promisi che le avrei raccontato tutto quello che sarebbe successo, di come sarebbe andata la femminilizzazione di quel frocetto verginello.

Passai il sabato mattina a sistemare la stanza dovrei avrei reso donna Michele, senza dimenticarmi di lasciare alcuni giochini ben nascosti, ma a portata di mano sia li che in camera da letto.
Alle due suonò il campanello, era lui con un borsone sportivo in mano.
“Buongiorno signora Serena, sono Michele, l’amico della signora Loredana.” mi disse timidamente.
“Ciao e lascia perdere il signora e dammi del tu.” gli risposi facendolo entrare “Sai già le mie condizioni quindi se hai qualcosa da dire fallo subito.”
“No, no anzi ti ringrazio anche se non ho ancora capito cosa farai.”
“Lo vedrai, dai tempo al tempo, diventerai donna, praticheremo la femminilizzazione”
Portai Michele nella camera che avevo preparato per l’incontro e notai subito che era impacciatissimo nei suoi vestiti, come se gli stessero stretti e non solo materialmente.
“Allora spogliati che iniziamo.” gli dissi senza perdere tempo.
“Nudo ?”
“Si con le mani in tasca !” gli risposi sorridendo “Certo che devi essere nudo, sono una persona precisa e non lascio mai niente al caso.”
Quasi come si vergognasse si spogliò dandomi le spalle e quando mi si mise davanti aveva le mani sui genitali.
“Ahi iniziamo male, avevo detto che dovevi essere depilato ed invece vedo dei peli.” gli dissi quasi arrabbiata perché il mio ordine non era stato eseguito a dovere.
“Scusami ma non ho trovato nessuna estetista che mi depilasse in maniera integrale e da solo non ci riesco.” cercò di scusarsi.
“Non importa, inizieremo col toglierti ogni pelo superfluo, ora andiamo in bagno.”
Mentre lo portavo in bagno lo guardai con calma, avevo un fisico minuto, ma ben proporzionato, ma soprattutto il mio sguardo cadde sul suo sedere, un culetto a mandolino che tante donne avrebbero invidiato per forma e proporzione.
Michele si sistemò sul bidè mentre io indossavo dei guanti usa e getta, gli passai sul pube prima un taglia capelli regolato al minimo e subito dopo la lametta, ripetendo le stesse operazioni sui suoi glutei. Alla fine gli diedi una lozione lenitiva che si spalmò in abbondanza e subito dopo gli passai uno specchio per fargli vedere meglio come stava senza più peluria.
“Mi sembra d’essere tornato bambino.” mi disse quasi stupito “Però è un bel vedere non credi anche tu ?”
“Certo ora sei molto più femminile, ma questo è ancora niente.” risposi sorniona come non mai.
Tornati in camera gli feci indossare l’intimo che gli avevo detto di portare, un reggiseno imbottito ed un perizoma entrambi rossi, e delle autoreggenti a rete nere, insomma il vestiario di una puttana da strada. Michele l’indosso felice facendosi poi guardare da me per avere la mia approvazione, che non tardò ad arrivare.
“Ma sei uno schianto ! Fossi un uomo ti scoperei all’istante.”
“Ma cosa dici !” mi rispose schermendosi “Parli così solo per farmi contento.”
“Non è vero lo dico seriamente, ed ora sotto col trucco, voglio renderti ancora più bella.”
Lo feci sedere ed aprii la borsa dei trucchi, rimase stupito dalla gran quantità di scatolette e tubetti vari che ne uscirono, ma lo tranquillizzai subito dicendogli che non sarebbero serviti tutti.
Iniziai col truccarmi molto lentamente per mostrargli come facevo, poi gli diedi in mano un rimmel e lo feci esercitare con quello. Con molta calma e, soprattutto, con grande pazienza gli insegnai i rudimenti base del maquillage, sino a quando non riuscì a truccarsi da solo in maniera più che decorosa. In realtà il tutto era decisamente un po’ troppo pesante, ma corrispondeva in pieno all’idea di puttanella che volevo da lui.
“Ora finiamo l’opera.” gli dissi cominciando ad eccitarmi per il risultato “Indossa i tuoi abiti da donna.”
Michele prese quello che gli avevo detto di portare, una mini tanto corta che non arrivava al pizzo delle calze, un top che lasciava scoperto l’ombelico, ed un paio di scarpe col tacco. Quando cominciò a camminare dimostrò subito una certa pratica coi tacchi alti, e vederlo sculettare vestito in quella maniera fece salire le mie voglie al massimo.
“Non so quale maschio potrebbe resisterti.” dissi iniziando la mia ‘manovra d’avvicinamento’
“Ma no, ci sono tante bellezze in giro, e poi …”
“Sentimi bene, per primo non ti devi vergognare d’essere quello che sei, se vestito e truccato così ti senti bene con te stesso vuol dire che questa è la tua natura, ed opporsi non ti porterà niente di buono.”
Continuai la mia ramanzina molto leggera sino a quando non poggiai la mano sul suo bel culetto.
“Dimmi Michele, ma è vero che non sei mai andato con nessuno ?”
“Si purtroppo è vero.” mi disse con tono rassegnato “E’ che sono tanto timido da fuggire via come le cose si fanno serie.”
“E se io ci provassi scapperesti via ?” gli chiesi mentre la mano scendeva sotto la mini e sfiorava la sua chiappa.
“Ma Serena tu sei una donna !”
“Vieni con me e ti dimostrerò cosa può fare questa donna per te.” dissi prendendogli la mano e portandolo in camera da letto.
Li gli fece togliere la mini e lo feci appoggiare leggermente chino in avanti sul comò.
“Rilassati e guardati allo specchio mentre godi.”
Cominciai a massaggiargli i glutei con lenti movimenti rotatori che, partendo dall’esterno, avvicinavano sempre di più le mani al suo buchetto ancora inviolato. Mentre sentivo salire la sua eccitazione sfiorai con l’unghia quello che ormai era diventata la mia ossessione, ma lui si ritrasse subito in avanti, come ad evitare quel contatto.
“Michele ma sei proprio vergine, vergine ?” gli chiesi stupita da quella reazione.
“Si ho solo messo un dito dentro, ma ho sentito sempre troppo dolore per andare avanti.” mi rispose come a scusarsi del suo fin troppo logico comportamento.
“Ora stai tranquillo, penserò io a non farti male, ma ricordati che puoi fermarmi quando vuoi.”
Lo presi di nuovo per mano per portarlo sul letto dove si sistemò docilmente a carponi, poi inizia a lubrificargli il buchetto usando un gel fino a che, quasi senza che se ne accorgesse, un mio dito entrò dentro. Al primo dito ne seguì un altro che questa volta sentì ed emise un piccolo gemito di dolore, ma non si scompose più di tanto, e cominciai a masturbargli il culo con molta calma.
“Vedi che non fa male.” gli sussurrai all’orecchio “Basta fare nella maniera giusta.”
“Mm com’è bello ! Serena mi posso toccare l’uccello ?” mi chiese come se volesse il mio permesso.
“No ! Deve godere la donna che è in te non l’uomo che la ricopre.”
La mia frase ebbe l’effetto di liberarlo completamente dei suoi tabù, cominciò a dimenarsi sotto la spinta delle mie dita. Ora era lui a ricercare la penetrazione ondeggiando su e giù sino ad arrivare sulla soglia dell’orgasmo. Quando lo sentii prossimo a venire mi fermai e tolsi le dita dall’orifizio appena violato.
“Ma come ti fermi ?” mi disse quasi supplicandomi di continuare.
“Certo ! Ma non l’hai ancora capito che ti voglio scopare !”
Presi uno strap-on che avevo messo sotto il cuscino e l’indossai sotto il suo sguardo sconvolto, solo quando mi riavvicinai a lui ebbe la forza di parlare.
“Ma è enorme ! Mi farai solo male !” cercò di protestare anche se sapeva che il suo destino era ormai segnato.
“Taci e stammi bene a sentire, cerca solo di rilassarti, come sono entrate due dita entrerà anche questo e poi potrai dire d’aver goduto come la troia che sei.”
Per precauzione misi un’abbondante dose di gel sul fallo di gomma, poi m’avvicinai al mio obbiettivo decisa a prendermi ciò che volevo.
Michele s’irrigidì come sentì la punta del cazzo di gomma, ma bastarono due piccole manate sulle chiappe per farlo rilassare quel tanto che mi basto per infilare dentro la punta.
“Ahi fa male.” protestò debolmente.
“Rilassati, ora ti do il tempo d’abituarti.”
Rimasi immobile per dar modo ai suoi muscoli anali di ‘prendere confidenza’ con quell’oggetto così invadente. Poi con calma cominciai a spingere pian piano, facendo uscire ogni tanto un po’ il fallo per lubrificargli ancor meglio lo sfintere. Alla fine mi ritrovai a contatto col suo culo e gli diedi di nuovo una piccola sculacciata su di una chiappa.
“Vedi che non sei morto ! Ora inizio il bello.” gli dissi mentre gli afferravo i fianchi e cominciavo a scoparlo.
All’inizio lui rimase fermo come una statua di marmo non mostrando alcuna emozione, ma poi si scatenò. Cominciò a gemere, dire frasi sconnesse, ma soprattutto era lui a cercare il fallo, spingendosi avanti ed indietro.
“Vedo che ti piace il cazzo, altro che storie !” gli urlai contro.
“Mm sii è bello, anzi bellissimo, non sai come godo.”
“Lo so lo so, godi come una troia e ti farò godere sempre di più !” gli inveii contro.
Ormai sicura del fatto che gli piacesse essere fottuto presi a farlo con sempre maggior foga sino a quando non venne sborrandosi nel perizoma. Ma non avevo nessuna voglia di fermarmi, così m’alzai e, dopo essermi tolta lo strap-on, ne presi un più grande, che mi fissai velocemente in vita.
“Ora facciamo sul serio, comincia a farmi un bel pompino puttanella che non sei altro !”
Lui un po’ impacciato si girò verso di me e cominciò a leccare quasi disgustato il mio cazzo finto. Vederlo fare lo schizzinoso mi fece all’inizio ridere, ma poi decisi che non poteva continuare in quel modo, così afferrai con una mano il fallo e con l’altra la sua testa per spingerglielo tutto in bocca.
“T’ho detto succhia non giocaci frocio che non sei altro !” urlai incazzata.
Michele non provò neanche a sottrarsi alla mia presa e si fece docilmente scopare in bocca sino quasi a slogarsi la mascella tanto era forte il mio ritmo. Ma ero incontentabile e mentre lo guardavo spompinare il simulacro già pensavo a come incularlo. Alla fine decisi che volevo gustarmi sino in fondo la sua sodomia, così lo feci sdraiare sul letto e, dopo avergli messo un paio di cuscini sotto il culo, puntai decisa verso il suo buchetto ormai ben aperto. Con una forte spinta gli misi mezzo fallo dentro, lui urlò per il dolore, ma imperterrita gli misi dentro la parte mancante, togliendogli quasi il respiro.
“Vedi che sei solo una troietta ! Un’ora fa facevi la difficile e ora ti stai facendo inculare senza ritegno e godi, basta vedere come ce l’hai duro per capire che ti piace.”
Lui rimaneva in silenzio cercando invano di nascondere il suo piacere e mantenere così un minimo di dignità. Ma nulla potè quando gli strinsi il pene alla sua base, bloccandogli l’erezione.
“Allora non parli ? Hai forse perso la lingua ?”
“Si hai ragione sono una checca ! Mi piace che m’inculi col tuo bel cazzone.” urlò quasi liberandosi di tutti i complessi che aveva.
Presi a scoparlo sempre più intensamente, lo vedevo contorcersi dal piacere e gemere senza sosta. M’incitava anzi a scoparlo con sempre maggior veemenza, cosa che feci molto volentieri insultandolo in continuazione. Ma penso che Michele non m’ascoltasse neanche, completamente assorbito com’era nel suo godimento, per la prima volta femmina anche se con una donna.
Quando gli mollai il cazzo bastò che se lo sfiorasse per venire di nuovo, ma questa volta mi fermai per fargli assaporare ogni attimo di quell’orgasmo.
Lo feci lavare prima di buttalo quasi fuori di casa lasciandogli però un ricordo del nostro incontro, un piccolo plug che gli infilai nell’ano prima che si rivestisse ed uscisse di casa.
Come fu fuori presi un dildo e mi masturbai lentamente avendo subito un orgasmo al quale ne segui uno poco dopo.
Qualche giorno dopo ricevetti una mail con un allegato, era una foto di Michele mentre, truccato da donna, faceva un pompino mentre un altro uomo lo sodomizzava. Di certo lo scatto era stato fatto da un terzo che aveva anche lui partecipato a quell’incontro.
Mi misi a ridere pensando che avevo aperto il vaso di Pandora ed ora una puttanella girava felice in città in cerca di uomini da soddisfare.